LA POSIZIONE DELLA GILDA: PERICOLOSO DARE PIU’ POTERI AI DIRIGENTI
Negli ultimi giorni un articolo pubblicato da un noto sito specializzato in informazione scolastica ha riportato che sarebbe allo studio l’estensione fino a 30 giorni del potere disciplinare dei dirigenti scolastici nei confronti dei docenti.
“Fortunatamente – ha dichiarato il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti Vito Carlo Castellana – il tutto è stato smentito dal Presidente dell’ARAN. Un’idea che la Gilda respinge con decisione, perché rappresenterebbe un passo pericoloso verso la concentrazione di poteri, che nulla ha a che vedere con la scuola della Costituzione. Inoltre, anche nell’attuale procedimento disciplinare, i dirigenti si appoggiano all’avvocatura dello Stato e questo già è un vantaggio, mentre i docenti pagano di tasca propria tutte le spese legali”.
Il rischio è che chi guida una scuola possa anche punire i propri insegnanti, in un sistema dove il contraddittorio non ha alcun peso. La scuola non è un’azienda, e il docente non è un sottoposto da disciplinare ma un professionista dell’educazione.
“Oggi – continua Castellana – è già eccessivo che i dirigenti rappresentino insieme l’accusa, il giudice e la giuria nelle sanzioni disciplinari fino a dieci giorni. Concedere anche la possibilità di sospendere i docenti fino a trenta giorni, significherebbe abolire ogni diritto di difesa e garanzia di imparzialità”.
Per questi motivi, da sempre, la Gilda sostiene con forza la proposta di un Consiglio Superiore della Docenza, “Un organismo terzo e indipendente – ha concluso Castellana – che garantisca equilibrio e trasparenza in modo imparziale”.
GILDA: PIU’ RISORSE E IMPEGNO POLITICO PER CATEGORIA SEMPRE PENALIZZATA
Si è svolto ieri all’Aran un nuovo incontro di contrattazione per il rinnovo del CCNL comparto Scuola, valido per il triennio 2022-24.
“Quello che la nostra organizzazione sindacale da sempre chiede, sono più risorse, riteniamo che il 6% per il triennio 2022-24, a fronte di un’inflazione pari a 16, sia largamente insufficiente. Il mondo della Scuola parte da stipendi molto più bassi rispetto a quelli del pubblico impiego e ancora una volta siamo penalizzati. Non possiamo continuare a dire che vogliamo valorizzare gli insegnanti e vogliamo mettere la Scuola al centro dell’agenda politica e poi, di fatto, lasciare degli stipendi quasi da fame”.
E’ il commento del coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti Vito Carlo Castellana.
“Vogliamo più risorse, da subito, un impegno politico per la prossima legge di bilancio, in previsione anche del contratto futuro, 2025-27. Se il contratto 2022-24 ormai è stato congelato dalla legge di bilancio, prevediamo almeno risorse una tantum più sostanziose di quelle già stanziate, per recuperare quanto è stato perso e per stipendi tabellari più consistenti nel triennio 2025-27. E’ il mondo della Scuola che lo chiede, siamo il fanalino della PA, a parità di titolo di studio guadagniamo il 20-30% in meno. Chiedo alla politica di passare dalle parole ai fatti, mettiamo davvero al centro dell’agenda politica di questo paese l’istruzione e la Scuola pubblica statale”.
E’ quanto ha affermato Vito Carlo Castellana in un video diffuso sui social.
Esseri umani come cose da distruggere A Gaza tradita la memoria della Shoah di Marco Revelli in “La Stampa” del 25 agosto 2025
Appartengo a una generazione per la quale lo “sterminio degli ebrei” ha rappresentato il fondamento su cui si è costituito il nostro intero orizzonte morale: il male assoluto destinato a segnare, per sempre, il confine invalicabile tra l’inumano e l’umano. Appartengo a una famiglia per la quale la conservazione della memoria di quell’orrore ha significato, come dovere, l’essenza di una religione civile che aveva nel “Mai più” il proprio primo precetto. Ricordo i racconti di mio padre, sugli ebrei nascosti sotto la protezione delle armi partigiane nella valle in cui la sua Banda operava, punto fermo a testimoniare la giustezza di quella lotta. Ricordo le passeggiate e gli incontri festivi con Primo Levi, la sua conversazione pacata, la dolcezza di quelle ore, segnate da un velo di tristezza per le sofferenze vissute, e da un intreccio di speranza, che quel ricordo servisse a qualcosa, e di timore, che il mostro potesse tornare a riprodursi. Per questo il pogrom del 7 ottobre mi aveva colpito con la stessa angoscia dell’avverarsi di una profezia infausta. Ma poi era venuta la lunga, infinita risposta di Israele. E devo dirlo sinceramente, per me quanto accaduto in Palestina da allora – quanto sta accadendo ora – non costituisce solo una tragedia per quel popolo, per quei popoli, al cui dolore partecipo per l’empatia che ci impone il nostro essere “umani”. È qualcosa di più radicale, e vorrei dire “personale”: è una catastrofe esistenziale. Lo sfondamento del mio stesso universo morale, realizzato da chi ne era stato il fondamento. Perché questo è quanto accade, volenti o nolenti, quando in quell’angolo del nostro “Io” che chiamiamo coscienza, siamo costretti a riconoscere, nell’implacabile procedere della macchina da guerra di Israele, i segni terribilmente simili a tutto ciò che si era giurato di non voler permettere mai più. L’uccisione massificata di civili innocenti, donne, vecchi, bambini, colpevoli solo di esistere in quel luogo. La distruzione di tutte le infrastrutture indispensabili alla vita (ospedali, fonti idrauliche, elettriche, scuole, luoghi di preghiera), tutto ciò senza il quale una comunità non può sopravvivere come tale (questo s’intende per “genocidio”). L’affamamento consapevole e voluto di una popolazione, costretta a contendersi a rischio della vita un pugno di farina. Cos’è, tutto questo, se non un tentativo di “de-umanizzare l’altro”? Di spogliare sistematicamente degli esseri umani della propria umanità per poterne disporre liberamente, riducendoli ad animali (come alcuni ministri d’Israele hanno più volte definito i palestinesi) o a cose, che si possono distruggere o gettar via a propria volontà. “Considerate se questo è un uomo/ Che lavora nel fango/ Che non conosce pace/ Che lotta per mezzo pane/ Che muore per un si o per un no”. Non riesco a non sovrapporre queste righe di Primo Levi alle immagini che il televisore porta, ogni sera, nella mia “tiepida casa”. E provo un senso disperato di disorientamento. E di vergogna. Non so se tutto questo Male – e questo odio – accumulato in questi mesi potrà essere assorbito dal tempo. Né quanto ne dovrà passare perché carnefici e vittime possano – se potranno – tornare a guardarsi reciprocamente come esseri umani. Certo è che il dolore inferto dai governanti d’Israele alla popolazione palestinese – ma anche l’oltraggio che hanno portato al proprio popolo, la dilapidazione del patrimonio morale accumulato con le sofferenze del passato – appaiono al momento, soprattutto alla luce degli attuali eventi, inespiabili. E noi? Noi impotenti. Noi ignavi, spettatori di un crimine a cui non si oppone che qualche parola di circostanza. Non resterà questo silenzio complice un marchio di disonore per l’intero Occidente? Primo Levi – ancora lui – aveva inciso su una pietra una poesia dedicata ai suoi due amici Mario Rigoni Stern e mio padre, che come lui – scriveva – avevano sopportato «lo sguardo di Medusa senza lasciarsene pietrificare». E concludeva: «Non si sono lasciati pietrificare dalla lenta nevicata dei giorni». Possiamo dire altrettanto per tutti noi, oggi?
Si è svolto martedì 23 settembre presso il MIM l’incontro per l’informativa sui bandi di concorso del PNRR3.
“E’ il solito concorso fotocopia dei precedenti, con pochi posti a disposizione e che vede protagonisti gli stessi partecipanti che spesso hanno già superato, senza risultare vincitori, una procedura precedente”. E’ il commento del coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti Vito Carlo Castellana sul nuovo concorso PNRR3.
Sarà pubblicato entro ottobre/novembre 2025, infatti, il bando di concorso del cosiddetto PNRR 3, che prevede un contingente di assunzioni da effettuare in un triennio 2025/2026, 2026/2027, 2027/2028, nello specifico 30.759 posti per la scuola secondaria e 27.376 posti per la primaria/infanzia, comprensivi sia dei posti comuni che di quelli di sostegno.
“Un altro aspetto che la Gilda ha sollevato – afferma il coordinatore nazionale – riguarda l’omogeneità di applicazione delle tabelle dei titoli che vorremmo fosse esplicitata organicamente tramite un’interpretazione unica chiaramente illustrata a livello centrale al fine di evitare errori e malfunzionamenti tipo quelli evidenziati non solo in Emilia Romagna”.
Il concorso ha una struttura simile agli altri due concorsi PNRR, quindi le varie classi di concorso saranno affidate agli USR, anche accorpando tra di loro le regioni.
“Oltre a non risolvere il gravoso problema del precariato – dichiara Castellana – è l’ennesimo concorso che andrà a complicare ulteriormente la già complessa gestione dei precedenti. Inoltre, non si è fatta ancora chiarezza per quanto concerne gli ITP non abilitati che, se certamente potranno partecipare a questa procedura, si trovano in un limbo senza nessuna certezza sul fatto che il loro diploma sarà ancora ritenuto sufficiente per la partecipazione ai futuri concorsi, non sapendo nemmeno che tipo di laurea triennale sarà loro richiesta come titolo di accesso all’insegnamento, incertezza gravissima vista l’imminenza della pubblicazione dei bandi”.