Indagine Gilda-Swg: per gli italiani scuola tema prioritario nell’agenda politica

Secondo oltre la metà della popolazione, edilizia scolastica e precariato sono i problemi che richiedono gli interventi più urgenti
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Per 9 italiani su 10 l’istruzione deve rivestire un ruolo di primo piano nell’agenda politica e per rilanciare la scuola le leve principali su cui bisogna agire sono la stabilizzazione dei docenti precari e la riqualificazione degli edifici scolastici. È quanto emerge da un sondaggio flash realizzato dalla Swg per la Gilda degli Insegnanti. Oltre il 90 per cento degli intervistati ritiene che la scuola debba essere in cima alla lista degli impegni della classe politica: per il 54 per cento dovrebbe occupare una posizione ‘prioritaria’, per il 38 per cento ‘importante’.

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Docente esperto, sindacati accolgono con favore parere negativo 7^ Commissione Senato

Adesso si proceda allo stralcio dell’articolo 38 del Decreto Aiuti-Bis

La settima commissione del Senato, nel corso della discussione finalizzata al parere sull’articolo 38 del DL 2685, il cd. “decreto aiuti-bis”, si è espressa in termini fortemente critici su quanto previsto in merito alla figura del docente esperto. La commissione muove obiezioni di non poco conto, sia di merito che di metodo, di fatto accogliendo in gran parte le osservazioni espresse dalle organizzazioni sindacali. comunicato_stralcio_art38_01092022.pdf

Sindacati e partiti a confronto l’8 settembre

Per la centralità della scuola nelle politiche di governo

Sindacati e partiti politici a confronto sui temi dell’istruzione e della formazione in una tavola rotonda che si tiene a Roma giovedì 8 settembre su iniziativa dei sindacati più rappresentativi del settore. “Siamo convinti che questi temi – hanno scritto i segretari generali di FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e GILDA Unams nella lettera di invito indirizzata ai rappresentanti di tutte le forze politiche – debbano trovare lo spazio necessario nel dibattito pre-elettorale e nei programmi di chi si candida a governare il Paese in una fase quanto mai carica di problemi e difficoltà, ma anche di opportunità che è necessario saper cogliere e valorizzare”. 

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LE 10 PROPOSTE GILDA A CHI SI CANDIDA AL PARLAMENTO E AL GOVERNO DEL PAESE

Ancora una volta, in vista delle elezioni politiche, la Gilda rivolge ai candidati dei diversi orientamenti le proprie proposte riguardanti la scuola. È una consuetudine che dura da anni, anni in cui non si sono registrati miglioramenti ma, anzi, peggioramenti della situazione dell’istruzione in Italia.
Tra questi, sicuramente le condizioni economiche e di lavoro dei docenti che, senza motivazione e valorizzazione, non possono contribuire al miglioramento dell’istruzione. Le attuali dichiarazioni dei politici sono ricalcate su quelle passate: i soliti e generici riconoscimenti sull’importanza della scuola per il futuro del Paese, ma nessuna proposta concreta che tenti di risolvere le questioni sempre più aggrovigliate riconducibili agli interventi sconclusionati della politica.
Verrebbe naturale arrendersi, ma la Gilda non intende desistere.

Campagna elettorale: sulla scuola nessuno dice niente ma c’è tempo per le solite promesse

da infodocenti.it – Fabrizio Reberschegg. Nel discorso di commiato Mario Draghi non ha citato la scuola e gli insegnanti, quasi fosse scontato che i veri problemi del Paese fossero altri. Per le nostre forze politiche la scuola, tutto sommato, funziona, i docenti non si arrabbiano troppo per i bassi stipendi, i sindacati sono piuttosto malleabili e l’unica emergenza è sistemare in qualche maniera il precariato. La pessima esperienza del Ministro Bianchi ha dimostrato solo l’inutilità di ragionare sull’istruzione e la formazione senza una visione politica forte su di esse.
Quando la decisione ultima sugli investimenti sull’istruzione slitta nelle mani del Ministero dell’Economia la scuola diventa solo numeri e costi. Oppure diventa solo una massa di contenitori fisici chiamati edifici scolastici da rinnovare o la ripresentazione dei soliti piani 0-6 anni con la promessa del mitico aumento dei nidi e delle scuole dell’infanzia in una prospettiva sostanzialmente socio-economica di sostegno alle famiglie e di contrasto alla denatalità. Il PNRR può continuare ad essere in parte attuato dal governo uscente poiché si tratta di interventi già programmati anche per il settore dell’istruzione e della formazione (19 miliardi e 44 milioni con interventi che partono dagli asili nido e arrivano fino all’università).

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CRISI DI GOVERNO E CONTRATTO SCUOLA

da infodocenti.it – Fabrizio Reberschegg
L’ultimo contratto collettivo di lavoro della scuola è stato firmato in fretta a furia prima della scadenza elettorale di marzo 2018 sotto la pressione del governo Gentiloni che sperava di recuperare il consenso, perso, dei docenti e dei lavoratori della scuola dopo la pessima riforma di Renzi (legge 107/15 Buona Scuola..). Si riproducono di fatto le stesse condizioni per una firma quasi imposta dai partiti che stanno nel governo in carica solo per l’ordinaria amministrazione per andare in campagna elettorale cantando vittoria a favore dei lavoratori della scuola. Il contesto è simile: un contratto scaduto da anni, la perdita del potere d’acquisto degli stipendi, il peggioramento delle condizioni lavorative, il tentativo di far rientrare la formazione come attività funzionale alla docenza. Nel caso attuale ci sono alcuni elementi peggiorativi. Il quantum (la massa stipendiale) è di fatto già cristallizzata dalle precedenti leggi di bilancio. Non ci sono spazi per un suo allargamento. Al massimo si potranno chiedere somme una tantum per gli arretrati con corrisposti nel triennio precedente. Gli elementi peggiorativi sono derivati dal panorama economico e sociale generale: la crisi climatica, la guerra in Ucraina, l’inflazione da costi delle materie prime e
dell’energia.

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Per un punto Martin perse la cappa?

di Fabrizio Reberschegg, dalla Gilda degli insegnanti di Venezia, 7.7.2022
Concorso ordinario con la prova a crocette: una serie di dilettanti allo sbaraglio hanno predisposto batterie di test che si sono dimostrati fallaci in molte classi di concorso. Una situazione vergognosa in primis per il Ministero del governo dei “migliori” e per i sedicenti esperti chiamati all’elaborazione dei quesiti.

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