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FINE DELL’ANNO… e i fantasiosi calendari degli adempimenti

… E come ogni fine dell’anno i Dirigenti e le Dirigenti delle scuole danno proprio il loro meglio per elaborare dei fantasiosi calendari di attività che vanno dal riordino materiali a Commissioni pescate dal cilindro!

Non c’è che dire, fanno concorrenza al miglior libro fantasy o alle supercazzole di Ugo Tognazzi! Verrebbe quasi da pensar male e cioè che abbiano una scarsissima stima del proprio corpo docenti, colpevoli del fatto di non meritare il misero stipendio che ricevono se non sono a scuola a loro uso e consumo e, possibilmente, ad libitum.

Fortunatamente esiste ancora un Contratto che stabilisce molto bene quali siano i doveri in capo ai docenti. Condividiamo il video del Coordinatore Nazionale Gilda, Vito Carlo Castellana, che chiarisce bene la situazione.

https://www.youtube.com/shorts/Em3fHEJOFSc

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ALLARME CALDO in CLASSE, GILDA: EDILIZIA SCOLASTICA ITALIANA NON ADEGUATA, RIPENSARE USO RISORSE

Dibattito

VIOLENZA CONTRO I DOCENTI: il commento della Dottoressa Bruzzone

Riportiamo di seguito il parere della Dott.ssa Roberta Bruzzone, psicologa e criminologa, relativamente ai fatti di Parma. L’analisi che propone rispecchia le riflessioni che noi come Gilda (ma purtroppo non tutto il comparto Scuola) abbiamo esposto fin da subito e per questo riteniamo interessante la condivisione.

Quello che è accaduto a Parma non è una “ragazzata”.
Non è un eccesso.
Non è una bravata degenerata.

È il segnale chiarissimo di un gruppo di soggetti già oltre la linea rossa: ragazzi che aggrediscono docenti, li inseguono, li colpiscono, li umiliano, li filmano, ridono.

E poi arriva la notizia che lascia ancora più sgomenti: i professori non sporgeranno denuncia. Secondo le ricostruzioni, l’aggressione è avvenuta nei pressi del Parco Ex Eridania/Falcone e Borsellino, vicino all’Itis Leonardo da Vinci, ed è stata ripresa in video; la Questura avrebbe confermato che i docenti non intendono denunciare.

Francamente, trovo questa scelta molto difficile da comprendere.

Perché qui la denuncia non sarebbe stata una vendetta.
Non sarebbe stata “accanimento”.
Non sarebbe stata un atto punitivo cieco.

Sarebbe stata un limite.

E il limite, per soggetti alla deriva, non è crudeltà ma è forse l’ultima forma possibile di contenimento.

Quando un ragazzo arriva a colpire un insegnante con calci, bastonate, cinghiate o minacce, non siamo più nel campo della maleducazione. Siamo nel territorio della devianza agita, della prevaricazione, della perdita totale di freni inibitori e del disprezzo per qualunque figura adulta.

E allora il problema non è solo ciò che hanno fatto loro.
Il problema è ciò che non facciamo noi.

Perché ogni volta che un adulto arretra davanti alla violenza, la violenza impara una lezione precisa: si può fare.

Si può insultare.
Si può inseguire.
Si può colpire.
Si può filmare.
Si può ridere.
E alla fine, forse, non succede neanche troppo.

Questa non è educazione.
È resa.

E la resa degli adulti è il fertilizzante perfetto della criminalità minorile.

Una denuncia, in casi come questo, non serve solo a punire. Serve a dire: “Qui ti fermi”. Serve a far intervenire istituzioni, magistratura, servizi, scuola, famiglie. Serve a mettere quei ragazzi davanti a una conseguenza reale prima che la prossima vittima sia più fragile, più sola, più esposta.

Perché il punto è esattamente questo: se non li fermiamo ora, quando?
Quando avranno mandato qualcuno in ospedale?
Quando avranno distrutto definitivamente ogni percezione del confine?
Quando l’arroganza sarà diventata identità criminale?

A Parma non abbiamo visto solo ragazzi violenti.
Abbiamo visto adulti feriti, una scuola umiliata, una comunità intimidita.

E oggi rischiamo di vedere anche l’ennesimo passo indietro di chi avrebbe dovuto trasformare quella violenza in una risposta chiara, formale, inequivocabile.

Non denunciare può sembrare un gesto di generosità.
Ma in casi come questo rischia di diventare l’ennesimo messaggio devastante:
fate pure, tanto il mondo adulto non ha più la forza di dirvi basta.

Ecco, io credo invece che “basta” sia l’unica parola educativa rimasta.

Detta bene.
Detta forte.
Detta nelle sedi giuste.

Perché a volte una denuncia non è una punizione.
È l’ultimo tentativo di salvataggio prima del baratro.

( Fonte: Facebook – profilo Roberta Bruzzone Psicologa e Crminologa)

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SCUOLA, CCNL 2025-27: GILDA: TRASPARENZA FONDI E DIRITTI PER PERSONALE SCOLASTICO AL CENTRO DELLE NOSTRE RICHIESTE

Il secondo incontro all’ARAN

Si è concluso l’incontro all’Aran per il rinnovo contrattuale CCNL personale comparto Istruzione Ricerca 2025-2027, valido per la parte normativa.

Tra le rivendicazioni della Gilda degli Insegnanti il coordinatore nazionale Vito Carlo Castellana ha sottolineato l’importanza di alcune tematiche.

“L’assegnazione dei docenti alle classi e ai plessi – ha dichiarato – deve tornare a essere pienamente materia di Contrattazione Integrativa d’Istituto (CCNI), troppo spesso assistiamo a decisioni che assumono un sapore ‘punitivo’, logorando la dignità professionale dei lavoratori”.

Poi sul dimensionamento: “Il dimensionamento ha creato istituti con plessi dislocati nella stessa città ma distanti decine di chilometri tra loro, questa frammentazione non può ricadere sulle spalle e sulle tasche dei lavoratori. Gli spostamenti da un plesso all’altro devono prioritariamente valorizzare la volontarietà e seguire graduatorie interne pubbliche e trasparenti”.

Per quanto riguarda poi i fondi che arrivano agli istituti scolastici, Castellana ha ribadito la necessità di trasparenza: “Il denaro pubblico – ha affermato – non può essere secretato. Non ci si può nascondere dietro la privacy, voglio ricordare che il MOF è finanziato con risorse contrattuali e pertanto di tutti i dipendenti della scuola hanno diritto a una rendicontazione chiara e accessibile”.

Infine, per quanto riguarda i diritti dei docenti: “Chiediamo anche che i cinque giorni di formazione siano realmente un diritto e non siano soggetti alla discrezionalità dei dirigenti scolastici”.

Lo diffonde in una nota la Gilda degli Insegnanti

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Violenza contro i Docenti: davvero c’è chi pensa che l’impunità sia educativa?

I fatti accaduti a Parma, uniti ai moltissimi altri di varia gravità di cui quotidianamente veniamo informati, confermano ciò che andiamo dicendo da anni: certo, la Scuola deve educare e soprattutto DEVE ESSERE MESSA IN GRADO DI RISPONDERE AI BISOGNI EDUCATIVI E FORMATIVI DEGLI ALLIEVI, invece di subire continui ridimensionamenti ed interventi “riformistici” NON richiesti, NON condivisi.
Ma la Scuola DEVE anche insegnare che la RESPONSABILITA’ DELLE AZIONI E’ INDIVIDUALE: il fatto che le proprie azioni NON ABBIANO CONSEGUENZE condanna di fatto gli studenti alla INESISTENZA, non è utile a loro, non è utile alla comunità e ad una crescita con requisiti minimi di CITTADINANZA.